Claudio Amendola - (letta 17.945 volte)

Un passato da gioventù bruciata. Due genitori borghesi e di sinistra come Ferruccio Amendola e Rita Savagnone, attori e doppiatori. Da ragazzo politica estrema, vicino all’autonomia, e tifo romanista da ultrà violento.
Oggi, una compagna, Francesca Neri, che tutti gli italiani gli invidiano. Con lei ha un figlio piccolo, Rocco. Claudio Amendola, 40 anni, era la rappresentazione stessa del “coatto”. Sorpresa: adesso è uno degli attori preferiti dagli intellettuali. Che cosa è successo? “Il giudizio cambia a seconda delle cose che fai”, spiega Amendola. “Quando lavoravo con Vanzina ero coatto. Poi con gli sceneggiati ero la nuova promessa della Rai. Con Marco Risi, Ricky Tognazzi, Mazzacurati grande popolarità. Ai tempi di “Ultrà” di nuovo coatto”. Adesso fai l’onorevole fascista in un film impegnato e di successo, “Caterina va in città”.

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Giuseppe Ayala - (letta 9.471 volte)

Appena assolto, Giulio Andreotti fece un discorso al Senato. Con una lunga citazione elogiativa nei confronti di Giuseppe Ayala, senatore Ds, ex pm del maxiprocesso di Palermo, ex sottosegretario alla Giustizia, amico personale di Giovanni Falcone. «Ai tempi di Ayala», disse Andreotti, «i pentiti venivano gestiti correttamente. Oggi mi faccio la stessa domanda che si fecero Ayala e Falcone: chi c’è dietro un pentito che mente? Chi lo manda a tentare di sviare le indagini?».

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Maria Scicolone - (letta 68.365 volte)

Tutte le mattine si presenta di buon’ora nelle case delle massaie italiane e racconta aneddoti e ricette nella trasmissione “Uno mattina”, quella condotta da Paola Saluzzi e Luca Giurato. La dispensatrice di consigli gastronomici e di ricordi è Maria Scicolone, sorella di Sophia Loren, madre di Alessandra Mussolini, nuora di donna Rachele , cognata di Edda Ciano. Una vita attorniata da donne forti. “Ho sempre avuto a che fare con donne di una certa personalità”, conferma Maria Scicolone. “Ma la donna più forte è stata mia madre, Romilda Villani. Con lei ho fatto grandi risate e grandissime litigate. Era una donna impossibile, che è riuscita a rendere la vita difficile a tutti quelli che ha incontrato. Ma era divertentissima”. E tra una litigata e una risata è arrivata anche l’educazione gastronomica. “Eravamo in otto in casa, a Pozzuoli. Solo mio nonno lavorava e si faceva fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Mia nonna però aveva una grande cura per la cucina. Non mancava mai di mettere i profumi e gli odori anche nei piatti più semplici”.
Una cucina povera, realmente povera, fatta di minestre, piselli, verdure, ceci, lenticchie, fagioli, pastasciutta. Niente carne, niente pesce. “Solo la domenica c’era il ragù, con le “tracchiulelle”, spuntature di maiale, salsicce e pezzi di manzo. Oppure la genovese”, ricorda Maria Scicolone. “Cucinava mio nonno perché mia nonna, la domenica, si riposava. “La genovese è un piatto tipicamente napoletano che con Genova non ha nulla a che fare. Carne e cipolla. Involtini preparati con parmigiano, sale e pepe. Si mettono a dorare nell’olio, poi si ricoprono di cipolla, un chilo di carne e due chili di cipolla. Poi la cipolla si mette sulla pasta come sugo”.

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Carlo Rognoni - (letta 4.943 volte)

Eravamo poco più che giovanotti quando capitammo nella nuova redazione di Panorama. Più che un settimanale patinato era, allora, un misto fra un giornale di controinformazione, un newsmagazine all’americana e una scuola di giornalismo democratico. Sotto la guida di Lamberto Sechi si formò una generazione di futuri direttori, una ventina o poco meno, sparsi nei più importanti media, da Claudio Rinaldi a Carlo Rossella (compreso il sottoscritto). Tra loro Carlo Rognoni che poi entrò nel Pds e diventò addirittura vicepresidente del Senato. Immaginate quindi il gigantesco conflitto di interesse che sovrasta questa intervista.

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Michele Guardì - (letta 21.613 volte)

Ritaglio di giornale del 1992. Dice: Michele Guardì, ex avvocato, siciliano, autore e regista di tutte le trasmissioni di maggior successo, dai Fatti vostri a Scommettiamo che, scopritore dei personaggi più popolari, da Frizzi a Giletti a Castagna, è l’uomo più potente e più ricco della Rai.

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Mariano Apicella - (letta 7.045 volte)

Chiariamo una cosa. Alcuni giornali dicono che ho 39 anni. Altri che ne ho 44. Io sono nato il 14 settembre 1962. Ho 41 anni. Mariano Apicella ci tiene all’esattezza. Da quando è diventato il menestrello ufficiale del presidente del Consiglio i giornali ne dicono tante di lui. E lui preferisce ristabilire l’esattezza delle date. Io per esempio ero convinto che fosse nato il 27 maggio. Invece no. Quel giorno, nel 2001, è successa un’altra cosa importante, una cosa che ha cambiato la sua vita: ha incontrato il Cavaliere, al ristorante «Caruso», all’ultimo piano dell’hotel Vesuvio, chiuso al pubblico e riservato alla festa che Silvio Berlusconi aveva organizzato per Antonio Martusciello, candidato sindaco di Napoli. Racconta Apicella: «Io stavo accordando la chitarra. Arrivarono prima le guardie del corpo. Poi mezzo governo e tutti i pezzi grossi della Casa delle Libertà, Fini, Buttiglione, Letta, Pisanu, Bonaiuti, la segretaria Marinella, l’assistente Valentino Valentini. E ovviamente Martusciello».

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Mario Borghezio - (letta 13.381 volte)

Gianfranco Fini sta con gli extracomunitari? I leghisti gongolano. «Stiamo entrando nell’elettorato di An come nel burro», dice Mario Borghezio, l’eurodeputato. «Mohammed Fini ha dato una coltellata all’anima profonda di An. Molto più grave della presa di distanza dal fascismo espressa a Fiuggi». Ma perché invece di pensare ai problemi degli altri Borghezio non pensa a quelli suoi? Lei e Boso, siete la vergogna della Lega. «È vero, siamo politicamente impresentabili», ammette ridendo.

Non la prenda troppo sul ridere. Anche molti leghisti si vergognano di voi.
«Questo atteggiamento c’è stato in passato, oggi non c’è più».
Sono diventati meno severi i compagni di partito o siete cambiati voi?
«Sia Boso che io abbiamo fatto tesoro di qualche errore del passato. Di madornali non ne commettiamo più».

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Assunta Almirante - (letta 38.145 volte)

Non c’è diatriba, in casa An, che non veda i giornalisti precipitarsi in casa di Donna Assunta, la vedova di Giorgio Almirante, per raccoglierne il verbo. Donna Assunta non si fa pregare. Per ognuno ha una bella dichiarazione, libera, controcorrente, coraggiosa. Una manna per i giornalisti. “Giorgio Almirante non l’avrebbe fatto”. Oppure: “Mio marito sarebbe stato d’accordo”.
Salvo poi dire, spesso, che i giornalisti hanno esagerato, travisato, equivocato.

Sa che dicono di lei? Che è la Bocca della Verità.

“E’ vero, è vero”.

Dicono che quando si accorge dei danni, però, diventa democristiana e ritratta.

“Non rinnego mai quello che dico. Ma se dico buongiorno e lei scrive che ho detto buonasera!”

Vediamo. Che cosa pensa di Gianfranco Fini?

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Paolo Cirino Pomicino - (letta 11.580 volte)

Nella sua prima vita era un democristiano di successo. Sconfiggeva il grande Gava a Napoli e combatteva con audacia lo strapotere di De Mita. Alla fine era diventato un ministro autorevole ed ascoltato. Nella seconda vita venne massacrato da Mani Pulite e dintorni. Se la cavò con molte assoluzioni, un po’ di prescrizioni e una condanna per finanziamzento illecito dei partiti. Conobbe la galera ed ebbe un infarto con annessa estrema unzione e il sesto by pass. Nella terza vita, la resurrezione. Opinionista di successo, best seller in libreria, mondanità e nuovo potere politico. «C’è anche un’altra vita, la prima», ricorda Paolo Cirino Pomicino. «È una vita di cui vado orgoglioso: ero una persona seria e facevo il neurochirurgo al Cardarelli di Napoli».
Non è passato alla storia per quello. Parliamo degli altri periodi.
«Dal consiglio comunale di Napoli, al ministero del Bilancio. Un crescendo di soddisfazioni».

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Marco Travaglio - (letta 24.699 volte)

Molti lo considerano un tremendo forcaiolo, un acritico giustizialista, un demonizzatore degli avversari politici che vorrebbe vedere tutti in galera. Per altri è un idolo, un coraggioso Robin Hood che combatte i ricchi e i potenti in difesa della legalità e contro la corruzione. Da quando Marco Travaglio parlò, nella trasmissione di Daniele Luttazzi, dei sospetti di rapporti mafiosi che si addensavano sul capo del leader di Forza Italia, è costantemente al centro di feroci polemiche. Per la Rai non esiste più, è come un fantasma. Ma i suoi libri vanno ugualmente in testa alle classifiche da quando lui, per presentarli, ha praticamente lasciato casa intraprendendo un giro d’Italia che non finisce mai.

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