{"id":1540,"date":"2000-10-03T11:16:29","date_gmt":"2000-10-03T09:16:29","guid":{"rendered":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/?p=1540"},"modified":"2014-07-09T11:21:04","modified_gmt":"2014-07-09T09:21:04","slug":"enrico-vanzina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/?p=1540","title":{"rendered":"Enrico Vanzina"},"content":{"rendered":"<p>Per decenni, insieme al fratello Carlo, ha rappresentato tutto ci\u00f2 che alla cultura di sinistra dava fastidio. Si diceva \u201calla Vanzina\u201d per indicare un cinema superficiale, inutile, attento solo alla massa e non ai valori, diseducativo. Tette, culi, parolacce, basso livello culturale, alto tasso di volgarit\u00e0. Poi qualche critico ha cominciato a \u201csdoganarli\u201d. Fanno commedia di costume, dicevano. Fotografano, non ammiccano. Non sono volgari ma raccontano la volgarit\u00e0 di questo Paese. Se qualcuno un giorno vorr\u00e0 capire come era questa nostra Italia, non potr\u00e0 fare a meno di dare un\u2019occhiata ai loro film, I fichissimi, Sotto il vestito niente, S.P.Q.R, I miei primi 40 anni, Sapore di mare, I no spik inglish, Vacanze di Natale. Tutti film di cui Enrico Vanzina ha firmato la sceneggiatura e suo fratello Carlo la regia. Quando sente questa parola \u201csdoganati\u201d, Enrico ha un sussulto di orgoglio. \u201cA noi ci sdogana il pubblico\u201d, dice. Ma sotto sotto si legge una certa soddisfazione per questa nuova attenzione da parte degli intellettuali e dei critici. \u201cVeniamo da una famiglia di cinema, di intellettuali. Mio padre, Steno, frequentava Flaiano, Longanesi, Patti\u201d. Va bene, parliamo di questa tua famiglia. \u201cEravamo un po\u2019 diversi dagli altri ragazzi italiani, eravamo un po\u2019 pi\u00f9 internazionali. Mio padre ci fece fare la scuola francese, lo Chateaubriand. Abbiamo imparato inglese, francese, spagnolo, tedesco. Io suonavo il pianoforte. Viaggiavo molto. Era una famiglia molto aperta al nuovo. I miei ci spiegarono che bisogna andare via di casa presto, che bisogna lavorare. Mi manca molto la vita trasversale di mio padre\u201d.<\/p>\n<p>Che cosa vuol dire vita trasversale?<\/p>\n<p>Lui girava film con Tognazzi e Vianello, con Tot\u00f2, con gli attori comici. Ha fatto tutto il cinema, dal pi\u00f9 alto al pi\u00f9 basso, per\u00f2 la sera a casa frequentavamo musicisti, scrittori, pittori. E poi era amico di gente che faceva cinema diverso. La sera della domenica si andava a mangiare all\u2019Augustea. C\u2019era sempre un tavolo in cui cenavano Corbucci e Francesco Rosi, insieme. Un segnale di grande democrazia intellettuale. Oggi non succede pi\u00f9. Oggi ci sono i clan. Il gruppo Moretti non frequenta nessuno. Il gruppo Salvatores \u00e8 isolato. Il gruppo Archibugi fa finta di non conoscerti.<\/p>\n<p>Villaggio si lamenta che nemmeno lo salutano.<\/p>\n<p>L\u2019Archibugi non saluta neanche me. Lei dice che \u00e8 molto timida. Villaggio racconta che nemmeno il giorno che le ha consegnato il David di Donatello lei lo ha salutato. Ha arraffato la statuetta ed \u00e8 scappata via.<\/p>\n<p>Tu sei vissuto nel cinema fin da ragazzino.<\/p>\n<p>Questo quartiere era frequentato da moltissimi amici di pap\u00e0. Mario Monicelli in via Archimede, Mario Camerini con il quale io ero cresciuto. Era un vecchio socialista simpaticissimo, amico di Nenni, che mi insegn\u00f2 a giocare ai cavalli. Tutti in famiglia eravamo liberali, e lui cercava di convincermi, io avevo 8 anni, a cambiare partito. \u201cQuando sarai grande dovrai votare socialista\u201d.<\/p>\n<p>Hai mai votato socialista?<\/p>\n<p>Una volta sola. Poi repubblicano, radicale, il mio voto \u00e8 un po\u2019 incerto, naviga.<\/p>\n<p>Chi c\u2019era ancora in questo quartiere?<\/p>\n<p>Rossellini che abitava in viale Bruno Buozzi. Tot\u00f2. Valentina Cortese. Audrey Hepburn. Poi tantissimi sceneggiatori. Che si frequentavano. I film li facevano nei bar. Oggi la tragedia \u00e8 che ci sono questi signori che non salutano e fanno tutto da soli, regista, soggettista, sceneggiatore, attore. Anche le musiche, anche la produzione. Il cinema invece \u00e8 un\u2019opera collettiva. Per non parlare del produttore \u201carti\u201d.<\/p>\n<p>Cio\u00e8?<\/p>\n<p>Oggi il produttore del film \u201carti\u201d si veste da produttore di film \u201carti\u201d, parla da produttore di film \u201carti\u201d, \u00e8 terribilmente conformista.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 il film \u201carti\u201d?<\/p>\n<p>Il film artistico.<\/p>\n<p>E chi lo fa?<\/p>\n<p>E\u2019 questo il punto. Il film \u201carti\u201d non lo decide chi lo fa.<\/p>\n<p>Sarebbe come dire: io faccio solo film capolavoro.<\/p>\n<p>Certo. In Italia lo decidono in partenza. \u201cAdesso facciamo una casa di produzione di film \u201carti\u201d\u201d. E poi non li va a vedere nessuno. Vogliamo parlare dei critici?<\/p>\n<p>Come esimersi?<\/p>\n<p>Io ho un nemico, Paolo Mereghetti. Una volta era gentilissimo perch\u00e9 amava molto mio padre. Poi ha cominciato a odiare sia me che mio fratello, in maniera feroce. Le sue critiche dei miei film sono da denuncia penale.<\/p>\n<p>Amaro destino dei critici. O parlano bene o vengono trattati male. Ma Mereghetti \u00e8 un critico molto quotato. E onesto.<\/p>\n<p>E intelligente. Ma io da ragazzo facevo la boxe. Penso che l\u2019unica persona che potrebbe ricordarmi come si tira un destro \u00e8 lui. Se lo incontro.<\/p>\n<p>Queste sono minacce!<\/p>\n<p>La violenza di Paolo Mereghetti \u00e8 andata oltre.<\/p>\n<p>Quanti film hai scritto e quante \u201cpalle\u201d ti ha dato?<\/p>\n<p>Io ho scritto 80 film e non \u00e8 questione di \u201cpalle\u201d. Ormai ci sono dei film che sono nella storia sociologica di questo Paese.<\/p>\n<p>I fichissimi: \u201cComicit\u00e0 facilona, frizzi da dimenticare\u201d. Sapore di mare: \u201cPiatto e volgare\u201d.<br \/>\nYuppies: \u201cVolgare e nocivo\u201d. I miei primi 40 anni: \u201cI fratelli Vanzina danno il loro peggio\u201d. Piedipiatti: \u201cSemplicemente indecente\u201d. Via Montenapoleone: \u201cUno dei film pi\u00f9 squallidi del decennio\u201d. Le finte bionde: \u201cVacuo e banale\u201d. Sognando la California: \u201cNon varrebbe la pena di dedicargli tanto spazio se il 90 per cento della critica italiana non avesse deciso che ormai \u00e8 ora di rivalutare anche i Vanzina\u201d. Paolo Mereghetti non ti considera nella storia sociologica di questo Paese.<\/p>\n<p>Ha scritto che siamo cattivi, acidi, freddi, calcolatori. E\u2019 andato al di l\u00e0 del ruolo del critico.<\/p>\n<p>Molti critici vi hanno massacrato. Non solo Mereghetti.<\/p>\n<p>All\u2019inizio siamo stati trattati molto bene dalla critica. Forse ci si aspettava che proseguissimo una commedia di grande peso. Questa grande commedia di grande peso non solo non la abbiamo fatta noi, non l\u2019ha fatta pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n<p>Perch\u00e9?<\/p>\n<p>Mancavano gli attori.<\/p>\n<p>C\u2019erano.<\/p>\n<p>Ma hanno cominciato a fare gli autori. E chi faceva la commedia ha dovuto accontentarsi di attori pi\u00f9 piccoli. La critica ha cominciato a storcere il naso quando ha visto che noi continuavamo ad avere successi con film molto esili, i film instant, fotografie molto superficiali del Paese. La critica politicizzata ha pensato che noi fossimo i cantori di quell\u2019Italia l\u00ec. Ma la nostra era satira.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 che vi ha sdoganato per primo?<\/p>\n<p>Tullio Kezich, sei-sette anni fa.<\/p>\n<p>Quando parlavi di critica politicizzata a chi pensavi?<\/p>\n<p>Uno che ci ha sempre trattato malissimo \u00e8 Morando Morandini. Sempre tosto. Ma tanti altri.<\/p>\n<p>Ti ha creato dei problemi?<\/p>\n<p>Io sono nato in una famiglia di intellettuali e mi sento un intellettuale, insegno sceneggiatura, scrivo libri, faccio il giornalista. Bragaglia, quando a teatro fischiavano le sue commedie di avanguardia, diceva: \u201cSalite sul palcoscenico che facciamo a cervellate\u201d. Io non ho paura di fare a cervellate con molti santoni culturali. Troppi hanno dimenticato che \u00e8 il pubblico che comanda. Carlo Mazzacurati, il regista della Lingua del Santo, ha detto: \u201cQuesto mio film \u00e8 un piccolo passo di avvicinamento verso il pubblico\u201d. Come? Finora non si era mai posto il problema del pubblico? E adesso se ne accorge e decide di fare solo \u201cun piccolo passo\u201d?<\/p>\n<p>Hai detto una volta che il Paese si \u00e8 incanaglito. Che \u00e8 meno simpatico.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019attesa del valore e del merito. Vale solo il risultato, l\u2019apparire, l\u2019esserci. Un mondo antipatico.<\/p>\n<p>Chi ti \u00e8 antipatico veramente?<\/p>\n<p>I radical chic, quelli di Capalbio, le mogli dei potenti. Ammiro molto Ernesto Galli della Loggia. Ma non l\u2019ho trovato simpatico quando ha fatto la campagna contro Roma. Come antipatica \u00e8 stata Marina Lante della Rovere quando ha rinnegato la sua amicizia con Craxi. Sia lei che il marito sono stati dei voltagabbana.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un episodio della tua vita di cui ti vergogni?<\/p>\n<p>Una sera, sotto casa mia, vidi due coatti che prendevano a calci una persona anziana. Io li avrei ammazzati ma non ho avuto il coraggio di intervenire. Mi sono vergognato moltissimo.<br \/>\nCome \u00e8 stata la tua giovent\u00f9?<\/p>\n<p>Ero molto estroverso. Avrei voluto fare il poeta. I miei miti erano Pel\u00e8, Salinger, i Beatles, Kerouac, Brigitte Bardot, Steve Mac Queen. Mi piaceva il jazz, Sartre, C\u00e9line, il cinema americano. Andavo a Londra per un concerto, in Svezia inseguendo una ragazzina che mi piaceva. Ma frequentavo anche Peggy Guggenheim e Paloma Ricasso. Poi la domenica partivo sul treno degli ultras della Roma per andare in trasferta a Bergamo. E leggevo Moravia nel gabinetto per non dover dare spiegazioni. Cominciai a fare l\u2019aiuto regista con mio padre. Mi divertivo, giravo il mondo. Poi incontrai Renato Pozzetto e cominciai a fare lo sceneggiatore.<\/p>\n<p>Il tuo film di maggior successo?<\/p>\n<p>\u201cA spasso nel tempo\u201d. Incass\u00f2 40 miliardi. Ma \u201cI fichissimi\u201d, con Diego Abatantuono cost\u00f2 300 milioni e incass\u00f2 8 miliardi.<\/p>\n<p>Abatantuono lo hai lanciato tu.<\/p>\n<p>Ma se leggi il suo libro autobiografico non mi trovi. Eppure sono io quello che gli ha scritto, all\u2019inizio, i successi pi\u00f9 grandi. Era l\u2019elettricista dei Gatti del vicolo dei miracoli. In un paio di anni divent\u00f2 l\u2019attore pi\u00f9 pagato d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Ingratitudine umana. L\u2019Archibugi non ti saluta, Abatantuono ti dimentica.<\/p>\n<p>Sono molto amico di Diego, ci vediamo spesso, lo trovo intelligente. E\u2019 un grandissimo attore. Un genio della comicit\u00e0. Ma sono rimasto molto ferito da questa cosa.<\/p>\n<p>La gente dimentica.<\/p>\n<p>Solo i piccoli hanno paura del proprio passato. La forza dei grandi sta nel non dimenticare le proprie origini. Nella politica, nel giornalismo, nella letteratura, nel cinema \u00e8 un continuo cambiare bandiera.<\/p>\n<p>Per esempio?<\/p>\n<p>E\u2019 curioso vedere Pasquale Squitieri sventolare la bandiera dell\u2019estrema destra. Oppure Barbareschi. Io non sopporto quelli che si schierano. L\u2019attore impegnato \u00e8 una figura superata. Il cinema \u00e8 pi\u00f9 forte della politica. Con che faccia attori che guadagnano 50 miliardi a film si schierano a favore dei diritti dei pellerossa?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 no? E\u2019 meritevole.<\/p>\n<p>A me gli sbandieratori stanno antipatici. La mia amica Sabrina Ferilli, lo dico con tutta la simpatia, non ha bisogno di essere la bandiera della Roma e la pasionaria degli ex-comunisti. Le bandiere non si debbono sventolare. La bandiera \u00e8 la tua vita. E mi stanno antipatici anche i politicamente corretti, i nuovi ipocriti. A me piacciono le cose popolari: le donne, la musica, il calcio, le parolacce. Al momento buono una parolaccia ci vuole. E anche un po\u2019 di violenza. Un\u2019altra cosa che non mi piace \u00e8 la mancanza di eleganza. Questo paese \u00e8 diventato volgare.<\/p>\n<p>Tu? Lo dici proprio tu?<\/p>\n<p>Si, lo so che ho fatto dei film volgari, ma l\u2019ho fatto per dimostrare che c\u2019\u00e8 volgarit\u00e0 in questo Paese.<\/p>\n<p>Chi sono i voltagabbana in Italia?<\/p>\n<p>I calciatori che passano da una squadra all\u2019altra.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 lavoro!<\/p>\n<p>Ci sono bandiere che vanno rispettate. Come in televisione. Lo disco senza astio: Santoro, o \u00e8 Rai o \u00e8 Mediaset, non pu\u00f2 essere tutte e due. Poi ci sono i giudici che cambiano pelle e fanno i politici. E i politici che passano da destra a sinistra. Dini, Mastella, Scognamiglio, Pivetti. Ma come fanno?<\/p>\n<p>Ci sono voltagabbana anche nel cinema?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una persona che non mi vuole pi\u00f9 bene perch\u00e9 pensa, sbagliando, che io sia stato scorretto con lui. Enrico Montesano. Ho scritto per lui un film che \u00e8 considerato di culto, Febbre da cavallo, uno dei suoi maggior successi.<\/p>\n<p>\u201cCommedia all\u2019italiana sbrigativa\u201d, scrive Mereghetti.<\/p>\n<p>Lasciamo perdere. Montesano era un Pasquino naturale. Poi ha cominciato a fare politica ed \u00e8 diventato antipatico. C\u2019\u00e8 anche un altro tipo di voltagabbana. Quello che si occupa di moda e vuole parlare di filosofia, che si occupa di filosofia e vuole parlare di calcio. Sei un cantante? Canta!<\/p>\n<p>E Celentano guru?<\/p>\n<p>Lo dico con tutta l\u2019amicizia possibile: mi piace poco, proprio perch\u00e9 \u00e8 un grande cantante. Uno dei momenti pi\u00f9 belli della mia vita l\u2019ho vissuto quando mi cant\u00f2, solo per me, io e lui nel suo studio, \u201cma non vorrei che tu a mezzanotte e tre\u2026\u201d Tutto il suo talento, tutto il mio passato.<\/p>\n<p>Ricordi il tuo primo amore?<\/p>\n<p>Certo, Silvia, una olandese dello Chateaubriand. Da ragazzino mi innamoravo spesso. Poi ho avuto pochi e grandissimi amori. Come Paola. Un amore durato pochissimo ma che mi ha segnato.<\/p>\n<p>Sei fedele?<\/p>\n<p>Sono molto attratto dalle donne. Perch\u00e9 non le capisco. La seconda parte della mia vita voglio occuparmi di loro. Hanno perso la loro identit\u00e0 e devo capire perch\u00e9.<\/p>\n<p>Quali amici ti sono rimasti dalla giovent\u00f9?<\/p>\n<p>Luca di Montezemolo. L\u2019ho conosciuto giocando a pallone a Villa Balestra. E Alessandro Fracassi, il produttore, figlio di un ambasciatore. Ma gli amici di famiglia erano i ragazzi Risi, Marco e Claudio. Per Marco scrissi il suo primo film che fu un grande successo, \u201cVado a vivere da solo\u201d, con Jerry Cal\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cBattute di repertorio\u201d, scrive Mereghetti.<\/p>\n<p>Adesso Marco Risi fa un cinema difficile. Si sente superiore al cinema commerciale. E mi dispiace.<\/p>\n<p>Ricordi una grande umiliazione?<\/p>\n<p>Io, mio fratello Carlo e Renato Pozzetto andammo a leggere una sceneggiatura a Goffredo Lombardo, il grande produttore. Era il nostro primo film. Pozzetto era in grande forma. Lombardo non sorrise nemmeno una volta e alla fine ci ha praticamente mandati via. Nemmeno una risata davanti al comico pi\u00f9 forte del momento.<\/p>\n<p>E voi?<\/p>\n<p>Siamo usciti e in fondo alle scale, a Largo Goldoni, abbiamo cominciato a ridere come dei pazzi, fino alle lacrime.<\/p>\n<p>Il tuo film peggiore?<\/p>\n<p>Banzai, con Paolo Villaggio.<\/p>\n<p>Mereghetti non lo recensisce nemmeno.<\/p>\n<p>Meglio cos\u00ec. And\u00f2 malissimo. Fu un bellissimo viaggio in Giappone ma una stupidaggine di film, scritto male, recitato male, diretto male. Cost\u00f2 5 miliardi e incass\u00f2 600 milioni.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo film che non ti \u00e8 piaciuto?<\/p>\n<p>A me non piace il 90 per cento dei film italiani, ma non posso dire quali. Mi creerebbe troppi problemi.<\/p>\n<p>Suvvia, un po\u2019 di coraggio.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo film dell\u2019Archibugi.<\/p>\n<p>Tanto non ti saluta.<\/p>\n<p>E cos\u00ec me la far\u00f2 nemica per tutta la vita. Mi toglier\u00e0 il saluto in via definitiva.<\/p>\n<p>Ma adesso che sei sdoganato, come ti senti?<\/p>\n<p>Forse ero pi\u00f9 felice prima. Era stupendo quando i critici scrivevano cose orrende su di noi e la gente impazziva ai nostri film. Lo sdoganamento \u00e8 iettatorio. Prima non dovevo dare conto a nessuno di quello che faccio. Adesso non vorrei che cominciassi a scrivere film pensando alla critica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per decenni, insieme al fratello Carlo, ha rappresentato tutto ci\u00f2 che alla cultura di sinistra dava fastidio. Si diceva \u201calla Vanzina\u201d per indicare un cinema superficiale, inutile, attento solo alla massa e non ai valori, diseducativo. 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