{"id":1553,"date":"1997-11-26T08:57:40","date_gmt":"1997-11-26T06:57:40","guid":{"rendered":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/?p=1553"},"modified":"2015-11-26T09:08:51","modified_gmt":"2015-11-26T07:08:51","slug":"antonino-caponnetto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/?p=1553","title":{"rendered":"Antonino Caponnetto"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Falcone era un credulone. Io glielo dissi. Tu credi troppo alla gente e poi ti pugnalano alle spalle. Se avesse dato retta ai miei informatori e al mio istinto&#8230;&#8221; Antonino Caponnetto, creatore del famosissimo pool dell&#8217;ufficio istruzione di Palermo, padre professionale e spirituale di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, si trascina dentro un senso di colpa. <\/p>\n<p>&#8220;Quel telegramma&#8230;se non lo avessi stracciato, se non lo avessi buttato nel cestino. E&#8217; una pagina che pochi conoscono: io non riesco ancora a darmi pace di aver dato retta a Giovanni&#8221;.<\/p>\n<p>Per capire il senso di colpa di Caponnetto bisogna risalire all&#8217;anno in cui chiese al Csm di trasferirsi a Firenze. Il lavoro del pool aveva gi\u00e0 dato grandi risultati nella lotta contro la mafia. Falcone era pronto a sostituire Caponnetto.  Ma a Caponnetto arrivarono delle informazioni dal Csm. <\/p>\n<p>&#8220;Mi dissero che Falcone non sarebbe passato. Gelosie, interessi di bottega. Allora lo chiamai e glielo dissi. Insieme scrivemmo un telegramma al Csm per revocare la mia richiesta di trasferimento. Era sera tardi e decidemmo di spedirlo la mattina dopo. La mattina dopo Giovanni arriv\u00f2 nel mio ufficio come una furia. Strappa quel telegramma, mi disse, mi assicurano che il voto sar\u00e0 favorevole. Cercai di farlo ragionare. Ci sono dei Giuda che ti colpiranno alle spalle. Lui era scaltro nelle indagini ma terribilmente ingenuo nei rapporti umani. Alla fine purtroppo strappammo il telegramma. Come avevo previsto, al Csm i Giuda lo trafissero. Fu nominato Antonino Meli. In pochi giorni distrusse il pool, emargin\u00f2 Falcone, vanific\u00f2 tutto il nostro lavoro&#8221;.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nAntonino Caponnetto parla di Falcone come di un figlio. <\/p>\n<p>&#8220;Giovanni, Paolo Borsellino, Guarnotta, Peppino Di Lello: stavamo insieme giorno e notte. Lavoravamo come pazzi. Eravamo di idee politiche diversissime ma non parlavamo mai di politica. Non c&#8217;era tempo, l&#8217;emergenza mafia sovrastava tutto. I nostri uffici erano dentro un bunker. Io dormivo in caserma. Unica precauzione: variare il percorso dalla caserma al palazzo di giustizia tutti i giorni. Nonostante ci\u00f2 organizzarono un attentato anche contro di me. Era Mannoia che doveva farmi saltare. Io avevo la deprecabile abitudine della puntualit\u00e0. Uscivo dalla caserma sempre alle nove meno cinque. Mannoia aveva scoperto che quello era l&#8217;unico punto debole della mia protezione. Imbott\u00e9 un&#8217;auto di esplosivo e la piazz\u00f2 l\u00e9 davanti. Poi si mise all&#8217;ascolto delle frequenze della polizia. Sent\u00e9 che era segnalata in zona un&#8217;auto di incerta provenienza. Non era la sua ma Mannoia si allarm\u00f2 e port\u00f2 via auto e tritolo. Qualche giorno dopo io lasciai Palermo per Firenze&#8221;.<\/p>\n<p>Convivere con la paura, sapendo che prima o poi pu\u00f2 capitare a te di dover pagare il tuo impegno per riportare la legalit\u00e0 in una regione sotto il dominio della criminalit\u00e0 organizzata. E&#8217; capitato ai suoi due &#8220;figli&#8221;, prima a Giovanni e poi a Paolo. Uno dietro l&#8217;altro a pochi mesi di distanza. <\/p>\n<p>&#8220;Qualche settimana prima della strage di via D&#8217;Amelio Paolo Borsellino aveva capito che stavano organizzando il suo attentato. Sapeva che era arrivato il tritolo per lui. I suoi comportamenti, le sue frasi lasciavano capire che era cosciente del pericolo. Alla figlia che partiva per una vacanza disse: lasciami il numero che se mi ammazzano ti telefono. C&#8217;era un buco nella sua protezione: la casa della madre in via D&#8217;Amelio. Per questo chiese alla questura che fosse disposta la rimozione delle auto. E&#8217; ancora oggi uno dei miei chiodi fissi, sapere chi \u00e8 stato il responsabile di questa gravissima omissione, chi se ne \u00e8 fregato. Sar\u00e0 stato punito qualcuno per non aver preso un provvedimento che avrebbe salvato la vita al mio Paolo?&#8221;<\/p>\n<p>Oggi si sanno molte cose degli attentati, i nomi degli esecutori se non quelli dei mandanti dei livelli pi\u00f9 alti. Che cosa prova Antonino Caponnetto nei loro confronti? <\/p>\n<p>&#8220;Un senso di rabbia profonda. Vorrei avere la capacit\u00e0 che hanno i Borsellino di perdonare. Io non ho una fede cos\u00e9 intensa, assoluta, totale. Io non ho perdonato nessuno, non ci riesco. Sento che sarei pi\u00f9 vicino a Paolo se perdonassi i suoi assassini, ma \u00e8 troppo difficile&#8221;.<\/p>\n<p>Che cosa ricorda di Paolo e di Giovanni? <\/p>\n<p>&#8220;Di Paolo la sua umanit\u00e0. Di Giovanni i suoi occhi pieni di luce il giorno in cui, quasi di nascosto, si spos\u00f2 con Francesca. Eravamo solo in cinque, il minimo: loro due, i due testimoni, il sindaco Orlando. I suoi occhi erano luminosi. Il giorno dopo torn\u00f2 quello di sempre, con quel suo sguardo assorto, ironico, diffidente, velato di malinconia come hanno molti meridionali&#8221;.<\/p>\n<p>Antonino Caponnetto parla lentamente, quasi sottovoce. Ha 77 anni. Passa la vita, da quando \u00e8 in pensione, girando l&#8217;Italia, una scuola dietro l&#8217;altra, predicando legalit\u00e0. Si vede che fa fatica ma il suo pellegrinaggio non conosce soste. Una media di un incontro al giorno negli ultimi quattro anni. Una decisione presa il giorno della morte di Borsellino. <\/p>\n<p>&#8220;All&#8217;obitorio avevo appena baciato il volto di Paolo sorridente. A un telecronista impietoso dissi: &#8220;Tutto \u00e8 finito&#8221;. Non avevo capito che dovevo raccogliere la fiaccola che Paolo aveva raccolto da Giovanni. Me ne vergogno ancora. Ventimila persone davanti al palazzo di giustizia me lo urlavano: non ci lasciare, torna a Palermo! Io decisi che avrei cominciato a girare per le scuole, per spiegare ai ragazzi perch\u00e9 erano morti Paolo e Giovanni e perch\u00e9 non doveva morire pi\u00f9 nessuno. Il vero nemico della mafia non \u00e8 la polizia, non \u00e8 la magistratura. E&#8217; la scuola&#8221;.<\/p>\n<p>Ma la mafia \u00e8 in crisi? <\/p>\n<p>&#8220;E&#8217; in crisi l&#8217;organizzazione militare, l&#8217;impero economico-finanziario no. Ma il consenso diminuisce. Diceva Falcone: il 50 per cento dei siciliani sta con la mafia, l&#8217;altro cinquanta per cento sta alla finestra a vedere come va a finire la corrida. Adesso il consenso \u00e8 dimezzato. Ma bisogna stare attenti. Oggi c&#8217;\u00e8 una vera emorragia di capi e di figure rappresentative. Ma io ho paura quando si parla di modificare la legge sui pentiti. E chi sostiene che si debba abolire il regime di carcere duro per i mafiosi dimentica che prima i boss incarcerati entravano direttamente in infermeria con i loro pigiami di seta e i rolex al polso, che i pasti arrivavano loro direttamente dai ristoranti di lusso insieme a caviale e champagne. E&#8217; stato il carcere duro a convincerli alla resa&#8221;.<\/p>\n<p>I garantisti dicono che non si pu\u00f2 usare il carcere come pressione per ottenere confessioni o pentimenti. <\/p>\n<p>&#8220;Dimenticano che il nostro \u00e8 il Paese pi\u00f9 garantista del mondo. La limitazione della libert\u00e0 personale \u00e8 sottoposta a tre gradi di giurisdizione: il Gip, il tribunale della libert\u00e0 e la Cassazione&#8221;.<\/p>\n<p>Lei non pensa che i giudici stiano occupando spazi non loro? <\/p>\n<p>&#8220;Assolutamente no. Successe ai tempi dei pretori d&#8217;assalto quando si trattava di applicare diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e non erano stati allestiti strumenti necessari. Penso al diritto alla casa, quando al cittadino non restava che rivolgersi al magistrato. Ma appena \u00e8 intervenuto lo Stato il giudice si \u00e8 tirato indietro. Io non credo alla libidine di potere del Pm. Facciano piuttosto un esame di coscienza i parlamentari: sono sempre stati pronti a soddisfare le legittime esigenze della gente?&#8221;<\/p>\n<p>Adesso c&#8217;\u00e8 la sinistra al governo&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;Ho molte perplessit\u00e0 sul modo in cui la sinistra affronta il problema della giustizia. Sono rimasto sconvolto quando ho assistito alla conversione in legge del decreto sulla custodia cautelare che celava, e male, il proposito di legare le mani ai Pm. Il cammino dei Pm da allora \u00e8 disseminato di tagliole pseudogarantiste&#8221;.<\/p>\n<p>Per\u00f2 bisogna ammettere che certe cose non succedono pi\u00f9. <\/p>\n<p>&#8220;E chi se lo dimentica? Se penso che Carlo Palermo, tanti anni fa, era gi\u00e0 arrivato a scoprire la connessione tra politici corrotti, traffico d&#8217;armi e mafia! Ricordo ancora la missiva urgente con la quale il capo del governo, intim\u00f2 al ministro della Giustizia di trasferire il giudice Palermo&#8221;. <\/p>\n<p>Capo del governo era Bettino Craxi&#8230; <\/p>\n<p>&#8220;E il ministro era Vassalli&#8221;. <\/p>\n<p>Come fin\u00ec? <\/p>\n<p>&#8220;Vassalli trasfer\u00ec Palermo nel giro di 48 ore&#8221;. <\/p>\n<p>E come si giustific\u00f2? <\/p>\n<p>&#8220;Non credo che si sia mai giustificato&#8221;. <\/p>\n<p>Hanno detto cose orrende di Palermo&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;Si sono sempre dette cose false dei giudici scomodi. Una volta dicevano che Falcone e Borsellino erano comunisti. Adesso sono dei santi. E il comunista \u00e8 Caselli. Non cambia mai niente in questo Paese&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Falcone era un credulone. Io glielo dissi. Tu credi troppo alla gente e poi ti pugnalano alle spalle. 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