{"id":840,"date":"2000-07-01T00:00:00","date_gmt":"2000-07-01T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/?p=840"},"modified":"2010-09-29T14:28:55","modified_gmt":"2010-09-29T14:28:55","slug":"elisabetta-sgarbi-sette","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/?p=840","title":{"rendered":"Elisabetta Sgarbi"},"content":{"rendered":"<p>Quanto &egrave; ingombrante un fratello famoso? Tanto se il fratello &egrave; Vittorio Sgarbi, istrione, anarchico, presenzialista, aggressivo, corteggiatissimo dalle tv e la sorella &egrave; Elisabetta Sgarbi, editor della Bompiani, una donna che ama il silenzio e la solitudine e vorrebbe essere conosciuta per il lavoro che fa, cio&egrave; pubblicare Saramago e Coelho, Rezza e Ghezzi, Ben Jelloun e Kureishi, Ben Okri e Malouf.<br \/>Ma tant&#8217;&egrave;. I giornalisti sono cinici e insensibili. E anche un po&#8217; ignoranti. Si pu&ograve; passare due ore con Elisabetta Sgarbi senza chiederle se Vittorio era cos&igrave; anche da piccolo? Si pu&ograve;, a patto di prometterle che non sar&agrave; l&#8217;argomento della conversazione, si pu&ograve;, imbrogliando un po&#8217;, dicendole che a noi di Vittorio non interessa nulla. Si pu&ograve;, spiegandole che vogliamo parlare della gavetta di una ragazza di provincia, nata sull&#8217;argine del Po, con tanta voglia di andare oltre quell&#8217;argine. E cos&igrave; riusciamo a scoprire gli anni della farmacia a Ro Ferrarese, la scelta della solitudine, i primi tentativi editoriali come lettore dello Studio Tesi di Pordenone, lo sbarco a Milano, alla Bompiani, dove frequenta poeti e scrittori e riesce finalmente a fare quello che aveva sempre voluto, &#8220;entrare&#8221; dentro il libro.<!--more--> Ma poi, alla fine, inevitabilmente, riaffiora il fratello. La colpa non &egrave; mia, cara Elisabetta, la colpa &egrave; di Vittorio, un fratello veramente ingombrante. <br \/>Cominciamo dalla gavetta, la gavetta di una laureata in farmacia ma appassionata di letteratura e di musica. Perch&eacute; farmacia?<\/p>\n<p>&#8220;Perch&eacute; i genitori hanno una farmacia e il fratello maggiore ha scelto prima di me&#8221;.<\/p>\n<p>E la scelta ti ha pesato\u2026<\/p>\n<p>Non mi piaceva la chimica. C&#8217;era l&#8217;idea che la formazione scientifica fosse meno nobile di quella classica, che non ci fosse possibilit&agrave; di dialogo attraverso le formule. Le facolt&agrave; umanistiche erano anche pi&ugrave; vivaci politicamente, almeno per la parte che interessava a me. Mi sembrava un territorio assolutamente morto dove non avrei mai potuto esprimere nulla. Cos&igrave; avevo una tendenza all&#8217;autoafflizione. Insomma ho vissuto ogni giorno rifiutando quello che facevo. Mi abbandonavo resistendo&#8221;. <\/p>\n<p>Come eri da ragazza?<\/p>\n<p>&#8220;Studiosa. Diligente. Autonoma. Mi organizzavo i tempi e i ritmi senza controlli particolari. C&#8217;era meno concentrazione su quello che avrei dovuto fare io, c&#8217;erano meno aspettative, libert&agrave; assoluta e quindi maggiore possibilit&agrave; di espressione&#8221;.<\/p>\n<p>Tutto questo a Ro Ferrarese.<\/p>\n<p>Un paese molto piccolo di campagna dove ho vissuto a lungo e dove ho fatto per un breve periodo l&#8217;assessore, come indipendente di sinistra, a 22 anni.<\/p>\n<p>Che cosa significava vivere in un paese molto piccolo di campagna?<\/p>\n<p>Significava vivere sugli argini del Po, vedere un territorio molto piatto, pensare a grandi possibilit&agrave;, a un senso del non limite. Vagavi e le fantasie erano numerose, e veniva voglia di inventarsi molte cose, e pensavi che da altre parti forse c&#8217;era la possibilit&agrave; di trovare molto di pi&ugrave;. Era una spinta a partire, a muoversi&#8221;. <\/p>\n<p>Gli amici?<\/p>\n<p>A Ro Ferrarese non c&#8217;era assolutamente nessuno. Io torno ogni fine settimana dai miei genitori: la piazza &egrave; ancora assolutamente deserta, non c&#8217;&egrave; anima viva.<\/p>\n<p>Era almeno un bel paesino?<\/p>\n<p>Dal punto di vista della gradevolezza urbanistica proprio no. Per&ograve; accanto scorre il fiume che &egrave; bellissimo. Mi veniva in mente che si poteva scrivere\u2026<\/p>\n<p>O scappare\u2026<\/p>\n<p>Si poteva scrivere restando l&igrave;, oppure anche scappare\u2026<\/p>\n<p>Veramente nessun amico?<\/p>\n<p>Pochissimi. A Ro Ferrarese e a Ferrara dove ho fatto il liceo. Ma non ho mai frequentato molta gente. Non sono una persona socievole, nel senso che ho sempre vissuto in una dimensione un po&#8217; solitaria.  Anche adesso che faccio un lavoro che farebbe pensare il contrario.<\/p>\n<p>Qual &egrave; il problema?<\/p>\n<p>Ma non &egrave; un problema. E&#8217; una condizione felice per me e penso anche per altri.<\/p>\n<p>Volevo dire: &egrave; una scelta? Una condizione culturale o istintiva? I tuoi genitori\u2026<\/p>\n<p>Tutta la mia famiglia &egrave; diversa da me. La mia solitudine non &egrave; una condizione istintiva ma voluta, una scelta realizzata in maniera ferrea. Come dice Costantino Kavafis &#8220;non sciupare la vita nel gioco balordo degli incontri in un via vai frenetico fino a farne una stucchevole estranea&#8221;.<\/p>\n<p>Non andrebbe presa alla lettera l&#8217;intuizione di un poeta.<\/p>\n<p>Ho scelto una dimensione della solitudine che mi consenta una maggiore libert&agrave;, faccio pi&ugrave; cose, riesco a leggere, riesco ad ascoltare della musica, a scrivere. Di notte faccio anche breve cortometraggi che mi danno qualche piccola soddisfazione. Mi piace farli perch&eacute; mi sembra che ci sia un linguaggio possibile, e li faccio in solitudine, invece di andare alle cene o di frequentare persone in dimensione mondana. <\/p>\n<p>Ma il tuo lavoro lo presuppone.<\/p>\n<p>Arrivando a Milano ho capito che il lavoro comprendeva anche il gioco degli incontri. Per&ograve;, dopo averlo fatto per dovere e sempre con un po&#8217; di fastidio, ho pensato che avrei voluto fare anche altre cose e che quello fosse una perdita di tempo.<\/p>\n<p>E&#8217; inevitabile fare il raffronto tra il tuo desiderio di isolamento e la sfrenata voglia di visibilit&agrave; di Vittorio.<\/p>\n<p>Mio fratello scriveva ed era ingiustamente osteggiato da certa critica che non gli voleva riconoscere un talento che effettivamente aveva ed ha. Ha pensato che avrebbe trovato troppi ostacoli e chiusure in un certo ambiente che presupponeva costrizioni particolari o atteggiamenti di grande asservimento. Quindi ha fatto una scelta che presupponeva la moltiplicazione degli incontri. <\/p>\n<p>Lui come &egrave; veramente?<\/p>\n<p>Vittorio ha una dimensione pi&ugrave; solitaria, pi&ugrave; intima. Anche se ha un fastidio minore di quanto possa avere io per le dimensioni del glamour. A me piacciono le situazioni pi&ugrave; sotterranee che non siano come un&#8217;impalcatura, un allestimento di regole e modi di societ&agrave;. Mi piace la folla di un concerto rock. L&#8217;idea di assistere, assieme a persone che non conosco, a un concerto, di stare l&igrave; uno addosso all&#8217;altro in una dimensione che non presuppone la cerimonia mi piace abbastanza.<\/p>\n<p>E&#8217; una forma diversa di solitudine\u2026<\/p>\n<p>Pu&ograve; darsi, ma mondanit&agrave; non ce n&#8217;&egrave;. C&#8217;&egrave; solo una somma di individui in una situazione anche faticosa, scomoda. In situazioni mondane mi immalinconisco. Divento triste e sento che me ne debbo andare.<\/p>\n<p>Ma un po&#8217; ti tocca.<\/p>\n<p>E&#8217; un paradosso: in realt&agrave; io dedico moltissime ore al mio lavoro e spesso incontro autori, giornalisti, vado alle presentazioni, alle fiere del libro, ai cocktail.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>Allora vivo queste situazioni a senso unico in una dimensione tutta mia in cui vedo l&#8217;aspetto pi&ugrave; legato alla scoperta, al lavoro, al farmi raccontare che cosa &egrave; un testo. E cancello la situazione di puro divertimento, di piacere. Penso solo al privilegio di essere l&igrave; con persone che magari altri non possono incontrare.<\/p>\n<p>Amica del cuore? Ce l&#8217;hanno avuto tutti.<\/p>\n<p>Non mi ricordo, non mi sembra. C&#8217;&egrave; stata una compagna con la quale studiavo. Ma non l&#8217;ho pi&ugrave; vista, pi&ugrave; sentita.<\/p>\n<p>Ti ricordi come si chiamava?<\/p>\n<p>Mi ricordo. Dobbiamo citarla?<\/p>\n<p>C&#8217;&egrave; qualche problema?<\/p>\n<p>Poi magari si fa viva.<\/p>\n<p>Hai paura che si faccia viva?<\/p>\n<p>Si. E&#8217; passato tanto tempo e non c&#8217;&egrave; stato modo di risentirsi. Evidentemente non c&#8217;era un rapporto, mondi diversi, gente che si &egrave; sposata, ha avuto dei figli\u2026<\/p>\n<p>Tu sei cambiata da allora?<\/p>\n<p>Si. Venendo da una famiglia borghese, anche solo nel modo di vestire sono cambiata, sono arrivata in una casa <editrice dove c'&egrave; anche una estetica dell'essere l&igrave;, ho subito queste regole. Recentemente ho un po' modificato, sono venuta meno alle regole. Sono un po' meno ortodossa, non sono cambiata come carattere ma dal punto di vista di come appaio. Ero pi&ugrave;\u2026adesso forse non sono proprio da manager con la maglietta con scritto love. Nei primi tempi ci stavo attenta, adesso meno. Adesso sono molto pi&ugrave; vicina a come ero quando sono partita da casa a come pensavo che avrei dovuto diventare o essere stando in quella situazione. Come temperamento io non riesco a stare allineata. Quindi questo discorso &egrave; un discorso inutile, diciamo che sono cambiata ma non tanto. Io sono molto miope dovrei mettermi gli occhiali per essere in linea con un certo mondo intellettuale e non l'ho fatto, mi mancano moltissime diottrie, come mio fratello, ma porto le lenti a contatto.\n\nCome &egrave; capitato che una farmacista entrasse nell&#8217;editoria?\n\nAvevo capito che la chimica non mi piaceva e tutto ci&ograve; che non mi piace io devo combatterlo, mi &egrave; capitato di imbattermi in uno scrittore di cui possiamo dire il nome, si chiama Gian Antonio Cibotto, una specie di Delfini del Delta del Po, di cui ho letto alcuni libri che ho amato, avendo lui capito che mi stava un po&#8217; stretta la situazione in cui mi ero messa, perch&eacute; gli sbocchi erano o la farmacia o il laboratorio, mi ha segnalato a una casa editrice nella quale sono rimasta molto poco, lo studio Tesi di Pordenone, per la quale ho fatto il lettore. Poi incontrai Mario Andreose che mi chiese se volevo entrare alla Bompiani come ufficio stampa. Pochi giorni e capii che non corrispondeva alle mie attitudini e nemmeno alla mia idea di un lavoro in casa editrice. Dopo poco ho abbandonato quel ruolo che avevo di capo ufficio stampa per entrare in redazione, ruotare attorno a un libro dall&#8217;esterno per pura promozione non aveva a che fare con l&#8217;idea che mi ero fatta del mio lavoro in editoria, allora tanto valeva che restassi in farmacia che in fondo era un lavoro pi&ugrave; nobile, servire la gente malata. Io ricordo che quei pochi giorni che ho fatto la farmacista a Tamara, il paese di Corrado Govoni, un poeta che amavo molto\u2026\n\nPerch&eacute; l&igrave;?\n\nPerch&eacute; non volevo lavorare nella farmacia di casa nel senso che nascevano problemi di autonomie che volevo avere, loro avrebbero gradito, sarebbe stato un atteggiamento di solidariet&agrave; famigliare, ma io non volevo restare a casa e lavorare l&igrave;\u2026\n\nA Tamara?\n\nMisuravo la pressione, c&#8217;erano persone che ascoltavano, chiedevano suggerimenti consigli\u2026\n\nQuel ruolo paramedico che ha il farmacista\u2026\n\nSi per&ograve; non mi sembrava\u2026allora molto meglio sarebbe stato fare medicina\u2026era una cosa talmente intermedia che l&#8217;ho rifiutata subito, parlando con Cibotto, ecc.\n\nMI piaceva di pi&ugrave; entrare nel libro, capire che cosa c&#8217;era dentro, lavorare con l&#8217;autore, cercare i libri, selezionarli, in redazione &egrave; capitato questo, prima facevo narrativa italiana, ho avuto rapporto con autori alla fine degli anni Ottanta come Tondelli, De Carlo e con Tondelli feci Panta una rivista che tuttora tengo in vita che fa ricerca laboratorio ci sono bellissimi editoriali suoi e di Albinati, Lodoli, Rasy, abbiamo fatto dei numeri bellissimi, la paura, il denaro, il sesso. La rivista tuttora esiste, &egrave; una rivista letteraria, non popolare.\n\nIo tra gli scrittori pi&ugrave; noti e popolari ho Paolo Coelho, per&ograve; ho pubblicato questa editoria molto difficile che va da una rivista come Panta a gli Inversi Bompiani che &egrave; una collana di poesia che gi&agrave; per definizione &egrave; problematica perch&eacute; la poesia ha un pubblico davvero molto ridotto. Per&ograve; anche nella scelta degli autori, le letterature minori che si sono affermate io un po&#8217; le ho perseguite. Oggi Kureishi, anglopakistano, ha un pubblico piuttosto ampio. Quando l&#8217;ho preso io era piuttosto limitato. In catalogo c&#8217;&egrave; Ben Okri, nigeriano, Malouf, libanese cristiano. Una letteratura che io ho voluto praticare fin dalla collana Le Finestre che si chiamava cos&igrave; perch&eacute; erano le finestre sul mondo, poi chiusa perch&eacute; all&#8217;inizio questi autori non andavano tanto bene,per&ograve; ho praticato questa poltica pi&ugrave; difficile\u2026\n\nBen Jelloun, il razzismo spiegato a mia figlia, &egrave; partito da una tiratura di 10 mila copie e ne ha fatte 300 mila. \n\nIo non ho voluto scoprire il gi&agrave; scoperto ma ho voluto fare nel mio piccolo o grande delle scelte impegnative e che mi hanno dato alla fine dei risultati.\n\nLa gavetta\n\nDa farmacista, due o tre mesi. Ma la gavetta l&#8217;ho fatta da piccola entrando e uscendo dalla farmacia che era accanto alla casa. Ero farmacista da prima. \n\nLa gavetta vera &egrave; quella che racconti? Editoriale?\n\nEt&agrave;? Preferirei non dirla, 39 anni.<br \/>Io penso che sia tutta una gavetta, non voglio mai uscire dal periodo della gavetta, significa credere in qualcosa e battersi avendo dall&#8217;altra parte delle opposizioni e resistenze. Significa lavorare non sempre per s&eacute;. Io vivo molto questo fatto di sofferenza recente per gli autori che credono fortemente di essere degli autori nel senso che ti dicono che loro sono autori e tu no e loro si possono permettere delle cose perch&eacute; sono artisti e tu no perch&eacute; non lo sei, questo mi irrtita profondamente. Io credo che la gavetta sia una forma d&#8217;arte, sono fermamente convinta. Il mondo in realt&agrave; cos&igrave; come era diviso fra umanisti e scienziati, sia diviso fra artisti e no, coloro che vivono come vampiri del lavoro degli artisti, non &egrave; vero\u2026 io in casa editrice trovo un autore lo pubblico e funziona. L&#8217;autore ha scritto il libro, ilk mio merito &egrave; di avergli dato il palcoscenico. Se poi prendi autori gi&agrave; noti, non ho alcun merito. Fine. Non &egrave; cos&igrave;, in realt&agrave; vedo che nella concezione di lavoro editoriale il contatto con l&#8217;autore all&#8217;insaputa spesso dell&#8217;autore medesimo &egrave; un lavoro creativo. Non riesco quindi a fare questa distinzione. L&#8217;editor deve essere anche burocrate ma in rapporto con l&#8217;autore il fatto di ottenere delle cose per cui l&#8217;autore \u2026.signica fare una parte del lavoro per quell&#8217;autore. Se io pubblico il libro di un autore mediamente noto e lo inseriscoin una situazione riuscendo anche all&#8217;interno della casa editrice a fargli avere una forza che ritengo debba avere, sono anche io in parte autore di quel libro.  <\/p>\n<p>Quando si parla di best seller quante copie diciamo?<\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito della narrativa italiana vuol dire 15 mila copie, come minimo. <\/p>\n<p>La gavetta, i tuoi maestri.<\/p>\n<p>Mario Andreose &egrave; la persona che mi ha insegnato a prendere distanza dalle cose. Anche quando ho fatto scelte un po&#8217; particolari come quella di inserire Carmelo Bene nei classici Bompiani ci sono state reazioni contrarie e negative. Mi sarebbe venuta spontanea una risposta ma da Andreose ho imparato che &egrave; sempre meglio non rispondere. Io credo che chiunque abbia la tendenza a difendere la prima idea, soprattutto se ha un&#8217;idea di partenza. L&#8217;impulso alla risposta c&#8217;&egrave; sempre.<\/p>\n<p>Milanesiana.<\/p>\n<p>E&#8217; successo. Succede spesso, lasciamo perdere l&#8217;episodio, capita che si perda di vista chi ha fatto realmente le cose. Bisognerebbe imparare a pensare che non &egrave; poi cos&igrave; importante.<\/p>\n<p>E&#8217; buono il livello dei critici italiani?<\/p>\n<p>Ho qualche idea che &egrave; meglio fare i pensatori che i critici. E&#8217; una figura difficile, scrive sui giornali, boh, ha pi&ugrave; a che fare con una figura universitaria seocndo me, dovrebbe, non la capisco molto se non come esercizio dell&#8217;arte della critica sui giornali. Non lo so se c&#8217;&egrave; una buona critica.<\/p>\n<p>Non posso ignorarla.<\/p>\n<p>Il distacco che ti ha insegnato Andreose riesci ad averlo?<\/p>\n<p>Adesso sono abbastanza serena. Non mi meraviglio se le cose che propongo non trovano consensi.<\/p>\n<p>La critica che ti &egrave; dispiaciuta di pi&ugrave;? La stroncatura? Eistano ancora le stroncature?<\/p>\n<p>Ce ne sono. Sono di gente che poi lavora con me. Uno che aveva stroncato un libro che avevo fatto dicendo che si sorprendeva che una persona di gusto come me potesse pubblicare dei libri cos&igrave; osceni adesso &egrave; un autore Bompiani.<\/p>\n<p>Tu preferisci comunque che ci sia la possibilit&agrave; della stroncatura?<\/p>\n<p>Certo, penso che sia giusto che si possa stroncare solo che dipende cosa c&#8217;&egrave; dietro chi lo fa. Ci sono dei critici che mi sembrano al di sopra delle parti e quindi &egrave; giusto che esprimano ilo loro pensiero anche se non condivido una parola di quello che dicono, altri invece magari che lo fanno per dispetto perch&eacute; hanno avuto un cattivo rapporto con l&#8217;editor, non si sono intesi su eventuali rapporti editoriali di altro tipo. C&#8217;&egrave; stato un periodo in cui ci sono stati attacchi contro i risvolti di copertina\u2026mi sembra che abbia pi&ugrave; a che fare con il voler essere faziosi\u2026 attacchi alla Bompiani o all&#8217;editor pi&ugrave; che all&#8217;autore\u2026non &egrave; critica\u2026 <\/p>\n<p>C&#8217;&egrave; un critico di cui particolarmente ti preoccupi?<\/p>\n<p>Ci sono critici che magari non scrivono sui giornali o raramente su giornali non a grandissima diffusione, come Ivan Cotroneo, che &egrave; anche traduttore per la Bompiani, che ha fortissimo senso critico.<\/p>\n<p>Di quelli che scrivono sui giornali?<\/p>\n<p>Leggo con attenzione e con timore? Non saprei, non lo so.<\/p>\n<p>Non ne temi nessuno?<\/p>\n<p>I critici?<\/p>\n<p>Si i critici.<\/p>\n<p>Dipende che cosa &egrave; il timore. Non lo so.  Un critico che mi piace adesso mi viene in mente &egrave; Antonio Gnoli della Repubblica. Spesso gli mando dei libri e gli chiedo se ne parla o ne fa parlare sul giornale.<\/p>\n<p>I premi letterari sono ancora molto importanti?<\/p>\n<p>Si, dal punto di vista delle copie da vendere sono importanti. Funzionano, sia lo Strega che il Campiello. Oppure il Grinzane Cavour che prende in considearzione anche autori di altri paesi.<\/p>\n<p>Moltiplicatori di vendite una volta si diceva che era la televisione.<\/p>\n<p>Dipende molto da chi va in televisione. Bisogna che l&#8217;autore sia anche attore, sappia presentarsi in modo da colpire lo spettatore. Quando la presentazione viene istituzionalizzata ogni sera un libro allora non &egrave; pi&ugrave; questo effetto che aveva un tempo quando D&#8217;Agostino ripetutamente parlava della insostenibile leggerezza dell&#8217;essere avendo in mano il libro<br \/>E tutti si domandavano che cosa volesse dire. C&#8217;era questo effetto di straniamento dovuto al fatto che si parlava per la prima volta di libri in questo modo poteva avere un risultato al di l&agrave; del fatto che se ne discutesse. Poi invece si &egrave; creato l&#8217;angolo del libro  si entra nella ripetitivit&agrave; e nella noia e allora o c&#8217;&egrave; l&#8217;autore che si presenta bene e si racconta bene\u2026 A suo tempo fu il caso di Andrea De Carlo che and&ograve; bene in televisione. Recentemente l&#8217;effetto di moltiplicazione su un libro dato dalla televisione mi sempre un po&#8217; pi&ugrave; contenuto.<\/p>\n<p>Tu hai dei nemici?<\/p>\n<p>Penso di si, ma non saprei dirti chi sono. Recentemente mi si attribuiscono storie private che non ho mai avuto quindi penso di avere dei nemici che le diffondono, storie assurde che evidentemente qualche mio nemico fa circolare, strane invenzioni, <\/p>\n<p>che cosa?<\/p>\n<p>Non lo so, non ti so dire\u2026<\/p>\n<p>Ma quali strane invenzioni? Personali?<\/p>\n<p>Si personali.<\/p>\n<p>Leggende tipo amori? Tu sei cos&igrave; ritirata, non sei certo del giro dei salotti\u2026<\/p>\n<p>Ogni tanto mi vengono riferiti discorsi di persone che supponevano che io vivessi delle vicende o delle storie che io non ho mai vissuto. Ecco, punto e basta. Se uno decide di parlare di me evidentemente ha cose in testa da dire e non so perch&eacute;. Penso di avere nemici in quelli che in un lavoro come quello che si fa &egrave; facile averli. Non fai un libro di un autore e quello diventa subito un nemico.<\/p>\n<p>L&#8217;autore respinto &egrave; come un amante respinto?<\/p>\n<p>A tutti da fastidio essere respinti per&ograve; &egrave; difficile anche spiegare le ragione per cui si respingono le cose perch&eacute; il fatto che tutti ritengono di avere scritto qualcosa di molto importante e degno di essere pubblicato invece non riesci a spiegare che il tuo programma &egrave; diverso e non prevede quella cosa li, sembra comunque che uno non voglia pubblicare\u2026.<\/p>\n<p>Un errore?<\/p>\n<p>Parecchi.<\/p>\n<p>Scelte sbagliate.<\/p>\n<p>Quelli per cui non rispondo a esigenze di fatturato, scelte poco popolari. Autori rifiutati che poi sono diventati successi non ci sono stati. Errore &egrave; pensare di essere battitori liberi in una struttura che non &egrave; di tua propriet&agrave;. Uno deve fare delle scelte che abbiano un ritorno pi&ugrave; riavvicinato o pi&ugrave; a lunga scadenza. Tutti sono affetti da megalomania, tutti pensano di essere bravissimi, magari il riscontro &egrave; un altro. I motici possono essere tanti.<\/p>\n<p>Il libro che ha venduto pi&ugrave; di tutti?<\/p>\n<p>Paolo Coelho, 2 milioni di copie. L&#8217;alchimista ha fatto 600 mila copie.<\/p>\n<p>Politicamente sei sempre un&#8217;indipendente di sinistra? Sono sempre di meno quelli che rimangono a sinistra.<\/p>\n<p>E&#8217; vero, solamente negli ambienti pi&ugrave; a sinistra a volte si avvertono delle chiusure pari a quelle che uno ha ripudiato in altri ambienti. Spesso viene da dire dov&#8217;&egrave; la differenza. C&#8217;&egrave; un corporativismo che &egrave; quasi peggiore di quello che c&#8217;&egrave; a destra. Cose chiuse che sono quelli che decidono che debba essere per forza cos&igrave; e non ci debba essere nessuna ragione di libert&agrave; o di mutamenti di pensiero o di pensiero leggermente divergente. A sinistra vedo un essere irregimentati piuttosto fastidioso.<\/p>\n<p>Io vedo anche una grande disponibilit&agrave;. Ci sono stati anche molti cambiamenti. <\/p>\n<p>Io vedo una rigidit&agrave; di fondo che si avverte. Ci sono delle caste in certa sinistra pi&ugrave; impegnata culturalmente, c&#8217;&egrave; ancora il gridare allo scandalo per cose che poi non meritano questa forma di reazione, nel senso che vedo molta chiusura, una specie di\u2026dall&#8217;altra parte vedo\u2026<\/p>\n<p>C&#8217;&egrave; qualcosa di cui ti vergogni scavando nella memoria? <\/p>\n<p>Boh, da che punto di vista? Mi vergogno spesso perch&eacute; mi sembra di non essere spesso all&#8217;altezza della situazione, di perdere molto tempo in cose tecniche e di avere poco tempo per approfondire le cose, di parlare a volte molto in superficie delle cose, non lo so, non so bene mi sembra una menzogna la vergogna perch&eacute; uno si vergogna ma le cose comunque le ha fatte, non poteva vergognarsi prima di farle?<\/p>\n<p>Sei bugiarda?<\/p>\n<p>Mi difendo sottraendo delle cose ai racconti.<\/p>\n<p>Omissiva?<\/p>\n<p>Bugiardo? Nei rapporti privati odio qualsiasi forma di menzogna, preferisco che mi si dica la cosa pi&ugrave; orribile piuttosto che non me la si dica, i rapporti di lavoro sono diversi, ci sono le bugie pietose, di solito mi si accusa di brutalit&agrave; nel senso che sono abbastanza diretta, magari modero, io sarei estremista ma ho imparato a moderarmi, la menzogna &egrave; la moderazione.<\/p>\n<p>Non esco non te perch&eacute; non mi sei antipatico, non &egrave; carino.<\/p>\n<p>Ma sarebbe bello poterlo dire. <\/p>\n<p>Il no a un libro come avviene?<\/p>\n<p>E&#8217; assurdo dire questo libro &egrave; brutto perch&eacute; scrivere una cosa del genere poi ti dimostrano che &egrave; un capolavoro e una lettera del genere finisce sicuramente a un giornale. Io dico questo libro non mi ha convinto.<\/p>\n<p>Tua madre sostiene che Vittorio &egrave; pi&ugrave; fragile.<\/p>\n<p>E&#8217; pi&ugrave; esposto e siamo vissuti molto diversamente. C&#8217;&egrave; stato questo rapporto pi&ugrave; diretto con lui, &egrave; una persona complicata da gestire, si &egrave; avvertita molto la sua presenza, io sono vissuta pi&ugrave; autonomamente, senza pressione di nessun tipo anche sfruttando il fatto di essere seconda,  quindi ne deriva il fatto che mi attribuiscono una maggiore maturit&agrave;.<\/p>\n<p>Mio fratello non ha imparato\u2026 &egrave; uno abbastanza impulsivo, quindi ha pi&ugrave; bisogno, non ha vissuto un ambiente come il mio che richiede il rispetto di alcune regole.<\/p>\n<p>Per&ograve; lui &egrave; fondamentalmente un anarchico, mi viene da pensare che lui sia nato cos&igrave;, cambia nei modi ma nella sostanza rimane un anarchico.<\/p>\n<p>Secondo me non so se &egrave; un anarchico, un ribelle. Non riesce a non dire cose che gli sembrino\u2026deve assolutamente avere un suo punto di vista su tutto e gli capita spesso che il suo punto di vista sia diverso da quello\u2026anche nell&#8217;arte ha un suo punto di vista preciso, ha fatto delle scoperte di autori, di artisti, se la richiesta a lui era quella di non parlare di certi artisti perch&eacute; c&#8217;era il tempo in cui se ne doveva parlare e il tempo in cui non si doveva, non ha seguito queste regole. Se accordi possibili col mondo della critica che lui frequentava erano quelli di seguire dei tempi, no, &egrave; incontrollabile, &egrave; una ribellione alle regole. Se questa &egrave; anarchia\u2026<\/p>\n<p>Si , questa &egrave; anarchia.<\/p>\n<p>Perch&eacute; ti da fastidio parlare di tuo fratello?<\/p>\n<p>Non mi da fastidio, mi sembra una strumentalizzazione, ogni volta mi chiedono di parlare di lui\u2026<\/p>\n<p>Ma una cosa &egrave; strumentalizzare una cosa &egrave; parlare\u2026<\/p>\n<p>Comunque &egrave; una strumentalizzazione, la sua presenza &egrave; una presenza nota a tutti, quindi la sola domanda mi fa pensare, qualunque risposta io dia, che venga usata.<\/p>\n<p>Ma lui mi sembra strutturato a sufficienza per sopportare\u2026<\/p>\n<p>Ma non &egrave; che io voglia attaccarlo, penso che abbiamo dei modi diversi\u2026<\/p>\n<p>Tu pensi che le domande che ti vengono fatte su tuo fratello tendano a scoprire dissidi, attacchi, polemiche?<\/p>\n<p>No, no, il problema &egrave; che gi&agrave; la condizione di per s&eacute; di fratelli e sorelle crea romanzi, discorsi, non si pu&ograve; prescindere da questo, siamo fratello e sorella. Lui si &egrave; fatto conoscere in uno spirito molto polemico, creando un sacco di reazioni di antipatie e di simpatie, &egrave; un personaggio pubblico, io invece vivo una dimensione pi&ugrave; ritirata, quella della casa editrice dove comunque sono sotterraneamente pubblica perch&eacute; se pubblico o non pubblico un romanzo ha un suo peso perch&eacute; la cosa &egrave; importante,  quindi se mi si chiede qualunque cosa su di lui poich&eacute; tutti fatalmente essendo lui anche un personaggio televisivo conosco pi&ugrave; lui di me, qualunque risposta io dia &egrave; la risposta della sorella di Vittorio Sgarbi. Ogni volta che esce un artciolo &egrave; sempre la solita storia: &#8220;Elisabetta Sgarbi, virgola, sorella di Vittorio,&#8221; E allora che cosa devo fare? Lamentarmi? Fare la vittima? Questo sta nella storia, &egrave; pi&ugrave; famoso di me, alla gente piace che qualcuno sia famoso, molto intelligente, che ha detto delle cose che hanno trascinato il pubblico dei consensi e dall&#8217;alktra ha creato reazioni di fastidio enorme, io in questo non mi riconosco, non voglio essere definita attraverso di lui. Anzi posso dire che lui ha fatto il battitore libero, io no, ognuno ha seguito la sua strada. Io non ho niente da dire su di lui. Penso che sia molto intelligente. Fragile pi&ugrave; lui o pi&ugrave; io? Tutti e due fragile.<\/p>\n<p>Per&ograve; lui parla di te.<\/p>\n<p>E a me non piace che mi si dipinga se non come io mi rappresento. Lui di me farebbe un racconto molto poetico. E&#8217; molto affettuoso nei miei confronti.<\/p>\n<p>Ma quando dava in escandescenze alla tv che cosa provavi tu?<\/p>\n<p>Lui reagiva solo quando veniva provocato.<\/p>\n<p>Stronza?<\/p>\n<p>Lei gli aveva detto asino. Se lui viene offeso risponde.<\/p>\n<p>Un mio maestro &egrave; Enrico Ghezzi, mi piacerebbe scrivere come scrive lui, mi piace il suo modo di raccontare. Saggismo con fughe nella narrativa.<\/p>\n<p>Mi sono simpatici Enrico Ghezzi e Antonio Rezza di cui ho pubblicato &#8220;Non cogito ergo digito&#8221; e &#8220;Ti squamo&#8221;<\/p>\n<p>Ti ritieni antipatica?<\/p>\n<p>Io sono l&#8217;antipatica di famiglia. Entro in comunicazione con una certa difficolt&agrave;. Non pratico la simpatia come mezzo di comunicazione. Non mi piacciono gli abbellimento.<\/p>\n<p>Di notte faccio i corti, vincono anche dei premi, a Torino , a Bellaria, a Brescia. Con la telecamera mi sento finalmente libera. Dal mercato e dal padrone <\/p>\n<p>Sono cresciuta ascoltando molta musica classica, opera lirica (Mozart, Donizetti\u2026). In particolare ho amato i libretti di Lorenzo Da Ponte e di Felice Romani (questi ultimi, secondo me, descrivono con esattezza le dinamiche dei rapporti di coppia).<br \/>Ma la mia collezione di dischi comprende anche il jazz (quello meno ortodosso di John Zorn, Tom Cora, del fisarmonicista di origine slava Guy Klucevesek) e il pop (David Bowie e i King Crimson su tutti, ma anche Talk Talk, David Sylvian, Nick Drake, David Byrne, Nine inch nails). Mi piace molto Franco Battiato.<\/p>\n<p>Le mie letture preferite: Hofmannsthall, Val&eacute;ry, Flaiano, lo Sterne di La vita e le opinioni di Tristam Shandy, gentiluomo, Daniil Charms (autore nato a Pietroburgo e a cui interessavano \u201csolo le sciocchezze\u201d, fu imprigionato e confinato prima di morire in un ospedale psichiatrico di Leningrado nel 1942).<br \/>Ho letto molta poesia, tra cui Costantino Kavafis (\u201ce se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te, non sciuparla nel gioco balordo degli incontri in un via vai frenetico fino a farne una stucchevole estranea \u201d), Blaise Cendrars (Sei pi&ugrave; bella del cielo e del mare), San Giovanni della Croce (Pi&ugrave; salivo in alto pi&ugrave; il mio sguardo s\u2019offuscava), Stevie Smith (recentemente uscita per Donzelli, di cui trovo sublime la poesia Il nostro bio &egrave; guono); ovviamente ho una vera e propria passione, dato il mio temperamento, per i Crepuscolari (Gozzano, il Palazzeschi della Fontana malata e dello Specchio, Govoni, nel cui paese, Tamara, ho lavorato come farmacista per due settimane, autore del bellissimo Quaderno dei sogni e delle stelle che raccoglie la poesia Il poema del bacio).<\/p>\n<p>Pur non trascurando scrittori notissimi a livello internazionale (due nomi su tutti, Umberto Eco e Paulo Coelho, ma anche il Premio Pulitzer 1999 Michael Cunningham), il mio lavoro di editor per Bompiani privilegia da sempre autori ed espressioni letterarie cosiddette minori ma che hanno progressivamente acquistato un rilievo internazionale (caso pi&ugrave; eclatante, il Tahar Ben Jelloun del Razzismo spiegato a mia figlia).<br \/>Non a caso, la manifestazione La Milanesiana \u2013 Sulle spalle dei giganti (26 giugno \u2013 10 luglio) di cui ho curato il progetto artistico, si incentra proprio sul confronto tra l\u2019egemonia della cultura occidentale e la spinta propulsiva che viene da autori \u201cmeticci\u201d (l\u2019anglo-pakistano Hanif Kureishi, il libanese che vive a Parigi Amin Maalouf, l\u2019americano cresciuto in Brasile Arto Lindsay) e da paesi in via di sviluppo economico ma vitalissimi dal punto di vista creativo.<br \/>Analogamente esistono espressioni artistiche, a torto o contingentemente, ritenute minori. La manifestazione &egrave; stata inaugurata dalle Favole di Paolo Poli (accompagnato al pianoforte da Antonio Ballista) e dedicher&agrave; ampio spazio alla poesia, considerata oggi una forma letteraria marginale (Michel Houellebecq, forse lo scrittore francese pi&ugrave; noto in questo momento in Italia, legger&agrave; \u2013 accompagnato da Morgan dei Bluvertigo al pianoforte &#8211; versi dalla sua raccolta Il senso della lotta, di prossima pubblicazione in Italia). <br \/>E nel catalogo Bompiani trovano collocazione gli inVersi, una collana dedicata ai giovani poeti (e gi&agrave; questa &egrave; una follia, in termini puramente marketing-oriented, visto lo stato della poesia nell\u2019editoria di oggi) che esce con una grafica particolarmente curata e con un cd allegato. Non si tratta di poesia accademica, poich&eacute; questi autori (Rosaria Lo Russo, il Tommaso Ottonieri che tanto era piaciuto a Manganelli) si rivolgono alle nuove generazioni con un approccio che potrebbe dirsi \u201cneo-pop\u201d. <br \/>C\u2019&egrave; poi la rivista Panta (fondata da Pier Vittorio Tondelli) nei cui numeri monografici convivono Premi Nobel e scrittori emergenti. E ancora, gli scritti (e non solo) di enrico ghezzi (le cui eccentricit&agrave;, dice Lietta Tornabuoni, \u201cdiventano sempre i successi di domani\u201d ) e quelli di Carmelo Bene, un classico vivente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto &egrave; ingombrante un fratello famoso? Tanto se il fratello &egrave; Vittorio Sgarbi, istrione, anarchico, presenzialista, aggressivo, corteggiatissimo dalle tv e la sorella &egrave; Elisabetta Sgarbi, editor della Bompiani, una donna che ama il silenzio e la solitudine e vorrebbe essere conosciuta per il lavoro che fa, cio&egrave; pubblicare Saramago e Coelho, Rezza e Ghezzi, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[353],"tags":[389],"class_list":["post-840","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sgarbi-elisabetta","tag-sette"],"views":37547,"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/paTME9-dy","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/840","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=840"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/840\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1371,"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/840\/revisions\/1371"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=840"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=840"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/interviste.sabellifioretti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=840"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}