Denise Pardo - (letta 10.263 volte)

L’ha chiamata "Affettuosità giornalistiche". È una piccolissima rubrica in cui Denise Pardo, ogni settimana, nella sua pagina dedicata ai mass media sull’Espresso, racconta l’adulazione, spesso incrociata, che alberga fra i giornalisti italiani. "Ma quanto è bravo Tizio!", dice l’Adulatore-Redattore, dimenticando di precisare che Tizio è il suo direttore. "Ma come scrive bene Caio", insiste l’Adulatore-Redattore, dimenticando di ricordare che Caio ha appena scritto la stessa cosa di lui. I lettori, naturalmente, non capiscono che cosa c’è dietro queste "affettuosità". Ma Denise Pardo è lì, pronta a mettere nero su bianco quello che tutti i giornalisti, famosi pettegolieri, continuano a dirsi nei corridoi. E così è diventata una specie di vendicatrice degli inciuci nascosti. Tanto da costringere gli adulatori mascherati a modificare i loro comportamenti per paura di finire sotto la sua lente. Alcuni continuano a farlo ma avvertono. Come fa spesso il Foglio. "Sappiamo che finiremo in "Affettuosità giornalistiche". Ma non possiamo fare a meno di?".

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