Mita Medici - (letta 8.677 volte)

Silvia Ronchey, la scorsa settimana, ha lanciato un sasso con violenza sulla testa dei cinquantenni. Intervenendo nell’inchiesta avviata con l’intervista a suo padre Alberto, ha parlato di una generazione fregata, la sua, quella dei quarantenni ai quali i cinquantenni sessantottini hanno reso la vita difficile tagliando loro tutti i ponti, occupando tutti i posti, approfittando di una classe dirigente corruttibile e paurosa. Nel mondo dell’informazione e in quello della scuola ha detto Silvia Ronchey, docente di storia bizantina all’università di Siena – la generazione fregata ha dovuto lottare duramente per conquistarsi un suo spazio e quasi sempre ha perso. Lo stesso fenomeno si è verificato in altri ambiti? Per esempio nel mondo dello spettacolo?
Mita Medici, nel 1968, era già un fenomeno. Era la ragazzina del Piper, simbolo di una gioventù libera e sfrenata. Da allora ha recitato, cantato, ballato. In tetaro, in cinema, in televisione. Oggi, cinquantenne, approda per la prima volta nel ruolo della mamma, in “Un posto al sole”. Anche lei ha contrinuito a tagliare l’erba sotto i piedi della generazione fregata?

Non mi pare proprio. Nel cinema sono stati i Mastroianni, i Tognazzi, le Vitti, le Melato ad occupare e a guardarsi bene dal dare spazio ai successori e dal creare un seguito. La generazione dei cinquantenni come me, in teatro e al cinema, manca proprio. I cinquantenni non esistono. Si salta ai quarantenni, Fantastichini, Castellitto, Ghini.

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