Paolo Bonanni - (letta 948 volte)

Sembra proprio che abbia trovato la formula giusta, almeno ai primi dati. Il giornale, “Capital”, un mensile che aveva fatto fortuna raccontando gli stili di vita dei manager, aveva il fiato grosso. Lui lo ha rivoltato come un guanto e ha triplicato le vendite: centosettantamila copie, un botto aiutato da una campagna di comunicazione imponente, ma sempre un botto. Il mago è Paolo Bonanni, 49 anni, fino a ieri famoso per essere il direttore di “Max”, quel mensile che nacque con un’immagine un po’ ambigua, strizzando l’occhio al mondo gay (i maligni lo avevano orrendamente ribattezzando “Frox”) ma che in realtà era semplicemente l’immagine narcisistica del suo inventore, un grande creativo, Paolo Pietroni (slogan: “Io esiste”). E che Bonanni aveva trasformato in un giornale per la generazione dei 18/35enni gradevolmente attratti da splendide e famose gnoccolone nude e da un giornalismo senza tante riverenze.
Ora “Capital” abbandona gli status symbol e non ci dice più quale orologio comprare per somigliare a Gianni Agnelli. “Ne farò un giornale generalista e generazionale”, spiega Bonanni. Tradotto in soldoni: si occuperà di tutte le cose di cui si occupano i 35/50enni che non hanno più il mito del successo a tutti i costi, non sono alcolizzati da lavoro, non pensano che “comandare è meglio che fottere”. Pensano invece alla qualità della loro vita, pensano a spendere bene i loro soldi. Ma esistono? O sono solo grandi teorizzatori e poco praticanti? “Certo che esistono”, spiega Bonanni. “Ce ne sono sempre di più che passano dal dire al fare”.

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[csf ::: 17:43] [Commenti]
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