Giancarlo Aneri - (letta 9.168 volte)

Una volta all’anno quattro grandi del giornalismo italiano, Bocca, Stella, Maltese, Riotta, pranzano nella casa milanese di Giorgio Bocca e, tra il primo e il secondo, assegnano ad un giornalista il premio più ricco della stampa, 15 mila euro. Il vino, rigorosamente Amarone, lo versa il quinto della giuria, Giancarlo Aneri, un signore di Legnago, in provincia di Verona, produttore di vino ma anche grande venditore di olio e di caffè di qualità. Il premio si chiama “E’”, proprio così, una sola lettera accentata. L’ha inventato Aneri insieme a Bocca, Biagi e Montanelli. Tre grandi vecchi del giornalismo italiano e grandi amici di Aneri, l’uomo che conosce tutti i giornalisti italiani.

“Quasi tutti. Quelli bravi, tutti. Quando leggo un bell’articolo guardo la firma e da quel momento lo cerco, lo inseguo, faccio di tutto per conoscerlo”.

Sei un maniaco. Uno stalker.

“Praticamente. Ma tutto ciò che riguarda il giornalismo mi appassiona. La mattina ho bisogno del profumo dell’inchiostro. Ho una torrefazione di caffè che ha sessant’anni di storia. L’unico profumo che batte quello del mio caffè è quello dell’inchiostro dei quotidiani”.

Uno che dice che il profumo dell’inchiostro è meglio del profumo del suo caffè è un pazzo. Abbastanza pazzo dall’essere socio in qualche quotidiano…

“Quando Montanelli fondò la Voce io trascurai il mio lavoro per sei mesi per andare in giro per l’Italia con lui a raccogliere i finanziamenti. Quel giro mi fece capire soprattutto una cosa. Non è il caso di fare business con i giornali. La mia passione è quella di supportare, di stare vicino, di seguire i giornalisti, di aiutare. Ma come imprenditore non metterei una lira in un giornale”.

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Daria Bignardi - (letta 24.292 volte)
Un paio di mesi prima del ritorno in televisione, con l’«Era Glaciale», per Rai2, Daria Bignardi, l’intervistatrice migliore che si aggiri nei meandri dell’informazione tv, sorprende tutti con un libro, «Non vi lascerò orfani», storia del suo rapporto con la mamma morta un anno fa. Libro sofferto, quasi una confessione, che potrebbe far pensare al solito volume strappato alla star di turno. E invece arrivano le recensioni, tutte entusiastiche. Goffredo Fofi, critico solitamente insofferente, dice: «E’ nata una scrittrice». Non resta che andare da Daria. Ma siccome non sono un critico, né buono né cattivo, parto dall’attualità. Sarà una chiacchierata tesa, vedrete, per nulla tranquilla, tra due amici che si stimano. Ma entrambi presuntuosi e scostanti. «Il conflitto nutre», sostiene Daria. Non vorrei ingrassare troppo.

Daria, vogliamo cominciare dal milione di euro di Bonolis?
«Oddio! Ma chissenefrega!».

Anche sui tuoi compensi si è discusso.
«Sì, ma tutte balle».

La prussiana Daria…
«Ma che prussiana. Sono cose vecchie».

Non sei più prussiana?
«E’ una cretinata che avevo detto otto anni fa. Devo dire proprio delle cose così scontate?».

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Piercamillo Davigo - (letta 8.927 volte)

Di Pietro è capo di un partito, Borrelli presidente del Conservatorio, D’Ambrosio parlamentare, Colombo consulente editoriale. Dei magnifici cinque del pool Mani Pulite, a calcare le aule giudiziarie è rimasto solo Piercamillo Davigo, giudice alla Corte di Cassazione.

Sono passati esattamente 17 anni dall’arresto di Mario Chiesa. Davigo ricorda il giorno in cui D’Ambrosio gli chiese di entrare a far parte del pool. «Lo ammetto con un po’ di vergogna. Pensai: "Qui si passano un sacco di guai". Ma il giorno in cui dovevo dare la mia risposta ci fu la strage di Capaci, e mi pentii moltissimo di aver pensato di dire di no».

E hai passato un sacco di guai. L’accusa era di invadere il campo della politica…
«Noi però pensavamo che la lotta alla corruzione fosse condivisa…»

Invece cominciarono a dire: toghe rosse…
«In America i procuratori distrettuali dei singoli Stati sono espressione dei partiti. Ma nessuno si sogna di dire: "Ce l’ha con me per ragioni politiche". E se un giorno un imputato islamico rifiutasse giudici cristiani? E se un imputato nero rifiutasse un giudice bianco?».

Ma è vero che la giustizia è di sinistra?
«Sciocchezza di dimensioni ciclopiche. A voler sottilizzare, c’è maggiore inclinazione in senso conservatore. Chi fa questo mestiere crede nella legalità, nell’ordine».

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Vladimir Luxuria - (letta 7.036 volte)

Per la maggior parte degli italiani è l’immagine stessa della trasgressione. Un uomo in corpo di donna. Già il nome che si è scelta, Luxuria, ci porta lontano. Quando si chiamava Vladimiro Guadagno era un giovane chierichetto di Foggia e faceva sesso con altri chierichetti. Poi ha assaggiato i viali della prostituzione. Si è improvvisata, con successo, impresaria teatrale. Ha preso la laurea con 110 e lode. E’ stata eletta deputata con Rifondazione. E’ andata all’Isola dei famosi ed ha vinto, portando la tematica dei transgender nelle tranquille case borghesi all’ora di cena. Trasgressiva? Almeno insolita. Nell’eventualità, preferisce definirsi "trasgressiva tradizionalista". Dice: "Io non sono trasgressiva in quanto trans. Lo sarei se, pur sentendo questo richiamo della foresta, voltassi le spalle alla mia naturale interiorità femminile. Ma io mi sento una persona assolutamente naturale".

E le serate che organizzavi al Muccassassina erano trasgressive?

"Muccassassina era trasgressiva all’una e mezza, quando interrompevamo le danze e cominciavamo a parlare di temi sociali".

E tradizionalista?

"Sono molto legata alle tradizioni. Sono local. A Cracovia mi piaceva mangiare il borsch non gli spaghetti. Alla Camera mi sono battuta per la nostra eredità culturale. Mi piace la musica etnica. Il Natale lo passo con mio padre e mia madre."

Tua madre ti picchiava a sangue.

"Ha avuto una vita molto difficile. A 18 anni rimase incinta di me, si sposò e i suoi genitori non le dettero alcun aiuto perché era la vergogna della città. Un po’ di frustrazioni le sfogò in un rapporto manesco nei miei confronti. Ma non ho risentimenti. Oggi andiamo d’accordo".

Perché ti picchiava?

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Rino Formica - (letta 6.829 volte)

Ricordate i nani e le ballerine? La lite delle comari? La politica sangue e merda? I conventi poveri mentre i frati sono ricchi? Il poker d’assi di Craxi contro Di Pietro? Era lui, sempre lui, il potente ministro delle Finanze socialista, Rino Formica. Quando si sfasciò il Psi tutti i socialisti si riaccasarono. Chi inseguì gli elettori, trovò seggi con Berlusconi. Chi preferì la storia, si accomodò negli angusti spazi offerti dal Pds. Lui scomparve. Si dette agli studi. Non si presentò più alle elezioni. Smise di votare, o quasi. E anche le interviste: niente, o quasi. Uscì dalla Prima Repubblica e non entrò nella Seconda. "Persa la famiglia socialista non sentivo il bisogno di entrare in un’altra. Nel 1992 avevo fatto un disperato tentativo convincendo Craxi a dare la segreteria a Benvenuto. Ma Benvenuto crollò. Le pressioni furono forti."

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Maria Stella Gelmini - (letta 15.527 volte)

L’Onda degli studenti voleva travolgerla. Ma al primo test, il voto alla Sapienza, l’Onda è stata travolta. Ministro Maria Stella Gelmini, gli studenti sono con lei?

"I ragazzi hanno capito che è ora di cambiare e voltare pagina. Hanno capito che la sinistra difende lo status quo".

Ha votato solo il 10 per cento degli aventi diritto…

"Credo sia un campione rappresentativo".

Nel frattempo il suo "gradimento" è sceso da 42 a 37.

"Quando si fanno scelte di cambiamento si paga sempre un prezzo. Credo però che la maggioranza degli italiani approvi le mie riforme".

Ha detto: "Il governo Berlusconi è un governo di sinistra".

"Perché crede nel cambiamento e aiuta i ceti più deboli come dimostrano i provvedimenti sulla social card e sull’aiuto alle famiglie. E poi la detassazione degli straordinari".

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Riccardo Villari - (letta 6.232 volte)

VILLARI: MI STO DIVERTENDO

"Presidente, lei per noi è un mito. Abbiamo 1200 iscritti al Villari Fan Club". Non potevo che cominciare così l’intervista al presidente della Commissione di Vigilanza della Rai. E lui:"Mi fa piacere e mi diverte. E’ più bello avere sostenitori che detrattori".

Ma accanto a lei si sentono un sacco di cani latranti.
"Questa è una storia che si presta a molte valutazioni. Ma dopo aver ascoltato tutti io mi rifugio nel mio Fan Club".
Li ha il senso dell’umorismo?
"Credo di averlo. Ma se non ce l’ho me lo faccio venire altrimenti non si resiste".
Quindi quando ha letto "Pancho Villari"…
"Mi sono divertito".
E "Vinavillari"?
"Quando ero ragazzino erano cose che mi dicevano. Non è la prima volta che mi chiamano "Pancho Villari"e "Vinavillari"".
Quindi le posso dire che non la trovo per niente dimesso?
"Certo. Infatti sto allegro".

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Valeria Marini - (letta 13.519 volte)

E’ una delle protagoniste del jet set, del mondo dello spettacolo, della moda, del business. Le manca solo il grande salto, secondo le abitudini di oggi. La politica. Valeria Marini ministro? Perché escluderlo? Andiamo a sentire com’è la situazione.

Valeria…la politica…

“Mi piacerebbe. Sì, sì… in futuro. Con un programma ben preciso, un partito giusto che abbia un programma per le donne”.

Coraggio allora.

“Non sono ancora pronta. Prima mi devo preparare, ho bisogno di anni di studio. La politica non si inventa così, da un giorno all’altro”.

Comunque lo faresti…

“Sì, sì. E’ uno dei miei progetti di vita. Lo voglio fare.”

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Gianni Alemanno - (letta 6.946 volte)

Era uno dei "colonnelli" di Fini. Si trascinava dietro una fama di "duro"conquistata quando militava nel Fronte della Gioventù. Nominato ministro dell’Agricoltura, gli avversari politici cominciarono ad esaminarlo con interesse perché mostrava grande attenzione ai temi dell’ambientalismo e diceva spesso cose "eretiche". In pochi anni, così, Gianni Alemanno è diventato uno dei politici di destra più stimato dalla sinistra. Poi ha vinto le elezioni a sindaco di Roma. "E la sinistra", dice, "ha ricominciato a maltrattarmi".

E’ finita la pacchia… 

""Avevo fatto molte cose trasversali insieme alla sinistra.  Le quote latte, la lotta contro gli Ogm…" 

Invece adesso… 

"E’ di nuovo demonizzazione ideologica. Sono tornate le accuse di fascismo… Un certo razzismo ideologico di sinistra tende a catalogare tutto quello che è di destra come fascismo". 

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Perché l’autore della musica si chiama autore della musica e l’autore delle parole si chiama paroliere?

L’autore della musica per la Siae si chiama compositore. Chiamare l’autore dei testi "paroliere" è un tentativo di dequalificazione. È mancanza di rispetto. Noi non possiamo opporre che un richiamo civile, che rimane inascoltato. Chi usa il termine "paroliere" è un uomo insensibile e anche un po’ ignorante. Tutte le volte che leggete "paroliere" pensate che è una parola scritta da una persona ignorante o, peggio, volontariamente irrispettosa.

Non sei un po’ esagerato?

Esagerato? No. Sarebbe come definire i giornalisti scribacchini.

Come vuoi essere chiamato?

Autore. Nel mondo della musica autore è colui che scrive i testi.

Ma nessuno chiamava compositore Battisti.

Perché lui era compositore e cantante e arrangiatore.

E come andrebbe chiamato uno così?

Musicista. Un termine che prende tutto, molto nobile.

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